Il sorriso è il modo migliore per chiamare qualcuno.
E così siamo qua, uno di fonte all’altro, divisi solo da 50 cm di tavolo e 27 anni di vita. Beviamo con poca voglia da bicchieri pieni di vermuth e impronte digitali. Mi parli di quando vivevi a Roma e ti innamoravi delle fontane che d’estate ci lasceresti i piedi ammollo per ore. Mi racconti dei vicoli del centro che ti portano sempre dove non vuoi e dei panzerotti di pasta cresciuta, che sono i più buoni del mondo. Mi dici “mortaci tua”, con una sola “c”, e direzioni il suono con una mano alla bocca. “Da chi l’hai imparato?”. “A Roma lo fanno tutti!“. Vedi? Anche tu sei un piccolo bicchiere che si sta riempiendo. Posso metterci le mie impronte sopra se vuoi. Impronte di dita, impronte di vita, fai tu. “A che stai pensando?” “Al tuo tatuaggio sul polpaccio”. “Avevo solo 19 anni al tempo e quando si è così giovani si fanno cose stupide senza accorgersene.” Per questo è bello avere quell’età. I grandi sono più coscienti della propria stupidità e la mascherano in tutti i modi. Si mettono la cravatta, come dice Gabriele, ma le cravatte servono solo a tenere sù un colletto di camicia, non tutta la testa. Ecco perchè mi piace la maglietta che indossi. Ha un girocollo che non regge niente, lascia libera la testa di muoversi dove gli pare. Questa volta a scelto un angolo di 30 gradi per vedere me e pochi centimetri in più di aria ai lati. Poi c’è quella piccola cicatrice all’altezza dell’occhio sinistro. Non ti chiedo com’è nata, mi piace pensare che una mattina ti sei svegliato e barcollando non sei riuscito ad evitare la porta del bagno. “E’ una antica ferita di guerra!”. Io rido, perchè so che non è così. Le bugie non sono tutte uguali. Ci sono quelle che allontanano e quelle che avvicinano. Le nostre si tengono per mano. “E la tua?“. “Attaccato da una tigre in un circo, quando avevo 7 anni.” Ti strappo un sorriso che ti fa abbassare gli occhi e io penso a tutti quelli che mi sono perso e agli altri che forse non vedrò mai. Rubo questo senza dirti niente perchè se c’è una cosa di una persona che non cambia col tempo è il sorriso. Mi piacerebbe chiamarti con un sorriso un giorno e vedere se ti giri a rispondere. Per ora lascio dondolare i due cubetti di ghiaccio al ritmo di polso e mi limito a dartene uno in cambio, come riscatto.
Che strano, parliamo da più di mezz’ora ma ci siamo presentati solo adesso.







